Noi siamo nati per vivere profezie
Scritto da don Antonio Mazzi

Ho preso molto male la morte di don Leonardo Zega. Già avevo l’animo sconvolto da quanto visto in uno dei tanti barrios che circondano Buenos Aires. 80.000 persone nella miseria totale, con le strade trasformate in fogne e con due preti – uno di ottanta e uno di settanta anni. La contraddizione tra le nostre parrocchie, con pretini stanchi che denunciano la fatica di 2.000 anime da salvare, e quelli che a 80 anni sono ancora sulla breccia, incuranti della salute e a rischio della vita, mi bruciava dentro. Siamo pastori o impiegati “patinati” del Padre Eetrno?
Ero appena atterrato a Francoforte con queste ustioni interiori e apprendo sul telefonino la notizia. Per qualche minuto non ho parlato ricordando il suo volto, il suo sorriso e il suo ultimo abbraccio, dopo la messa di Natale.
Una fortissima amicizia e stima mi legava a don Leonardo, sempre contraccambiata fraternamente. Aveva festeggiato i miei 80 anni e avevamo cenato insieme. Stava meglio del solito e l’ho capito subito perché quando don Zega stava bene brontolava volentieri e spiritosamente sui cibi della comunità. Sapeva coniugare umorismo, tenerezza, sarcasmo, letteratura e politica anche attorno ad un piatto di spaghetti.
Non ho fatto nessuna fatica ad avvicinare don Zega ai grandi preti della Parola: don Zeno Saltini, don Lorenzo Milani, Davide Maria Turoldo, padre Ernesto Balducci, don Primo Mazzolari. Preti che avevano preferito l’esilio al silenzio pagando personalmente il servizio fatto alla verità e al Vangelo. Pagare con il sangue talvolta è meno doloroso che pagare con il silenzio.
Comunicavo volentieri perché con lui la Parola assumeva la dimensione del mondo, del carisma e della autentica avventura paolina. Purtroppo la cicatrice lasciata aperta dalla radiazione alla direzione di Famiglia Cristiana è rimasta sempre lancinante e sanguinante.
Ricordo qualche frase: chi non sa comunicare non sa vivere e non è uomo del Vangelo, noi paolini convertiamo comunicando, la parrocchia di carta è fragilissima nelle strutture ma infinita e potentissima nelle relazioni che sa intraprendere.
Lui si è fatto conoscere e apprezzare per la sua sensibilità paterna e pastorale rispondendo a migliaia di lettere con la rubrica “Colloqui con il padre” che ha da sempre caratterizzato il settimanale paolino.
Ma la sua spiritualità e la sua intraprendenza apostolica andava ben oltre, arrivando anche a dire che noi non siamo nati per osservare delle regole, degli orari ma per vivere profezie che nella chiesa istituzionale si stanno assopendo.








