Bilancio emergenza educativa
Scritto da don Antonio Mazzi
Ci sono tanti modi per leggere gli avvenimenti e le vicende che accadono lungo l’anno. Alcuni preferiscono analizzare le situazioni politiche, altri quelle economiche, altri ancora quelle religiose.Io preferisco soffermarmi sulla “emergenza educativa” (la frase mi piace poco. L’educazione non è mai stata un’emergenza ma è sempre stata un’avventura straordinaria e affascinante per tutti gli adulti genuini). Parto da un episodietto milanese cioè dalle delibere che il Sindaco di Milano ha approvato nella speranza di fermare l’inondazione di alcol che travolge i nostri adolescenti.
È vero che tornare sul problema dell’alcol, della droga, dei morti del sabato sera e di tutto quello che ogni domenica e lunedì ci dobbiamo sorbire riempie di angoscia e non aiuta a risolvere nessuna emergenza.
Sono convinto che la buona volontà della Moratti di porre limiti, divieti, multe metta in evidenza l’incapacità della società rispetto al modo di educare i figli. Arriviamo sempre tardi e quasi sempre l’unico strumento che ci troviamo tra le mani sono le punizioni.
Più volte ho detto anch’io che non dobbiamo aver paura di dire dei no ai figli e di dar loro delle regole. Un adolescente senza regole è come un puledro senza longina, un torrente in piena senza sponde, un aquilone senza filo.
Il guaio vero però sta, come normalmente si dice, nel manico. Dovremmo essere primi noi genitori e adulti ad usare coerenza e costanza rispetto a tutto quello che proponiamo. Non possiamo nei giorni dispari dare delle norme che regolarmente smentiamo nei giorni pari.
È inutile dichiarare guerra all’alcol quando le nostre case hanno le cambuse piene di vino e le vetrine dei salotti intasate di wisky. Per accertarmi di quanto vado dicendo racconto una mia recentissima esperienza.
Ho avvicinato alcuni adolescenti, sere fa, in un normale ambiente ricreativo. Tra una chiacchiera e l’altra sono arrivato al “nodo”.
È bastato un accenno e tre ragazzi, con una dovizia di particolari da farti venire la labirintite, mi hanno raccontato come fanno insieme i compiti al pomeriggio. Appena la nonna si mette alla televisione, si portano le bottiglie di Ballantain un giorno, di Gin un altro, di Wodka il terzo, con grappino a fine settimana. Non più di un bicchierino alla volta, altrimenti le mamme si accorgono. Anzi, uno dei tre era già sul preoccupato.
In effetti, i compiti li fanno, ma con pause… alcoliste. Un po’ di acqua e zucchero o altro ingrediente (che non ho capito) riportano in quota le bottiglie. La piccola astuzia finale fa tornare tutto al suo posto.
La risata isterica e la parolaccia pesante hanno chiuso la chiacchierata. Li attendeva un altro appuntamento. Erano circa le 22,30. I ragazzi avevano tra i 13 e i 14 anni… (Vi chiederete, come mi chiedo io, dove erano i loro genitori?)
Siamo alla fine dell’anno, ci sarà qualche Mannheimer molto informato che annuncerà fino ai decimali i morti e i feriti della Lombardia e dell’Italia, ma non credo che ci siano altrettanti educatori preoccupati di offrire meno cifre e magari lasciare più spazio, anche se economicamente meno fruttuoso, e specialisti disponibili a seguire i genitori nei momenti più strategici della vita dei loro figli, come è l’adolescenza.
In un recentissimo “Manuale per apprendisti genitori” don Pino Pellegrino propone alcuni profili di genitori da rivedere e altri profili di genitori da sostenere. Lascio a voi leggere l’intero libro, io mi soffermo solo sull’undicesimo comandamento che dice di non usare i bambini.
“Forse è una notizia indigesta, eppure è la verità: mai come oggi gli adulti hanno strumentalizzato i bambini. Un tempo i piccoli venivano usati come strumento di lavoro, specialmente in campagna, oppure come baionette per la guerra; oggi, però, gli usi si sono moltiplicati.
Per non annoiare ci limitiamo ad elencare solo i più evidenti.
Uso commerciale: il bambino strumentalizzato per rendere più seducenti, più accattivanti gli spot televisivi; il bambino usato come un ‘aggancio’ dell’attenzione degli adulti perché vengano notati ed acquistati certi prodotti.
Uso criminale: si affidano ai bambini, non punibili per legge, oggetti e cose proibite, come, ad esempio, droghe ed armi.
Uso sessuale: è l’uso più perfido, più laido, più infamante che si possa fare dell’infanzia.
Uso conflittuale: è l’uso del figlio fatto dai genitori separati o che stanno per separarsi i quali lo utilizzano come arma umana nella loro guerra crudele.
Ecco quattro modi di usare il bambino.
Resta un quinto modo, l’uso reclamistico: ci serviamo del bambino per reclamizzare il nostro benessere economico o la nostra cura nei suoi riguardi. Tale uso ha l’espressione più frequente nell’addobbare il piccolo, in modo che chi lo vede esclami: “Guarda che bravi genitori e facoltosi!”.
È chiaro che l’uso reclamistico non è così “cattivo” come i precedenti, però può avere tristi conseguenze sulla felicità del piccolo”.
Fino a qui don Pino. Io chiudo soltanto dicendovi se non valga la pena che dal primo gennaio 2010 anziché inventare punizioni di vario tipo scegliessimo di non usare i nostri bambini come oggetti preziosi ma di amarli di più centellinando meno il nostro tempo e il nostro ascolto.








