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Come farò a proseguire da sola?

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Sono una signora di 52 anni, colpita da un grave lutto. In 5 mesi ho perso mia madre e, ancora più grave, l'uomo della mia vita.
So benissimo che la morte è parte della vita, è essa stessa che dà ruolo e dimensione alla nostra esistenza, scandisce la caducità della nostra esistenza.
Sono da sola e non voglio dividere il mio profondo dolore con i miei cari, perchè esse sono le mie ragazzine di 14 e 18 anni.
Vede tutte le perdite sono amare, ma la mia (presuntuosa direbbe lei) è ancora più amara.
Mio marito, il mio amore, è stato il mio primo amore, ci siamo conosciuti ai tempi del liceo, abbiamo superato tanti ostacoli, noi siamo originari del sud e abbiamo vissuto la difficoltà della disoccupazione. Dopo la laurea io sono partita per il nord Italia dove lui mi ha seguita. Ci siamo sposati dopo 14 anni di lungo fidanzamento. Mio marito era una persona allegra, ironica, amante della famiglia, un padre che sapeva ascoltare, sdrammatizzare, condivideva con le figlie la loro crescita, le loro emozioni. Ha sofferto, perchè era stato colpito da una forma rara di tumore al midollo osseo;  l'ultimo anno, è stato un andirivieni dall'aspedale per le trasfusioni, ma ha continuato ad essere presente nella nostra vita, a tutti i costi abbiamo cercato di vivere la quotidianità. Prima di morire mi ha raccomandato le sue figlie e mi ha chiesto di non urlare, di dare loro i giusti spazi per il dialogo fatto di tempi di ascolto e di risposte. E' stato straziante perchè sapeva cosa volesse dire perdere il padre, anche lui è rimasto orfano in giovane età.
Lei è un padre sanguigno che non ha timore a tirare per la giacchetta il cristo. Vede anch'io ho provato,  ma non mi ha dato ascolto.
Gli uomini importanti della mia vita sono stati mio padre che per tanti anni è stato emigrato e mio marito con cui ho provato le più grandi esperienze ed emozioni della vita di coppia.
Ricordo che per il nostro matrimonio io ho letto una lettura del cantico.. L'amore è forte come la morte, anzi più forte della stessa, e lui la lettura di san Paolo,  quella della carità. Non creda tuttavia che io sia una buona praticante, vado poche volte a messa,  a volte prego mentre cucino o guido, più che preghiere sono discussioni con Lui, mi pongo delle domande e mi chiedo................ci rivedremo ancora?
Non sono disperata, sono sola e devo riempire il vuoto che lui ha lasciato. Accetti questo sfogo, la confessione di una donna sola con tanta voglia di rivedere il suo amato, di riabbracciarlo.............ma non sarà così............la morte distrugge tutto................. come farò a proseguire nel mio cammino da sola? Io non volevo andare avanti, volevo semplicemente godermi l'approdo con lui.
 
 
Carissima, grazie della tua straordinaria mail. Non è vero che con la morte… tutto muore.
L’amore vero non muore ma si trasforma, si sublima.
E le perdite vanno vissute come TAPPE avvicinamento ai grandi abbracci!
Anch’io ho perso tutto. Padre, amici. Da quando vivo tra i disperati notte e giorno, la mia vita ho dovuto rileggerla alla luce di dolori molto più gravi e profondi dei miei.
Perché i dolori più grandi, cara Maria, sono “spirituali”, toccano l’anima. Gli abusi, le violenze, le anoressie, le ingiustizie, le morti insulse sono infinitamente più dolorose delle nostre disgrazie.
Sei docente, trasmetti il meglio di te ai figli degli altri. Ti farà bene. E poi litigare una volta al dì con il Padre Eterno, è terapeutico.
Un abbraccio grande, grande, don Antonio
 

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