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Festa in Famiglia

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Domenica 25 aprile 2010 ad Africo si è svolto l’incontro tra Don Antonio Mazzi e gli operatori e familiari del Sud Italia della Fondazione Exodus Onlus.
Si è voluto creare un momento di confronto tra tutte le realtà del Sud Italia, con l’obiettivo di dare significato al senso delle relazioni interpersonali tra operatori, loro familiari e Don Mazzi.
E’ stata nei fatti una festa della Famiglia.
Don Mazzi ha centrato il suo intervento sulla necessità di superare “le strutture” e di mettere al centro delle attività la persona, i suoi bisogni e i linguaggi con i quali li esprime. Le “strutture” spesso sono dei muri che si ergono sui nostri ruoli, nella nostra mentalità e nei nostri cuori e ci impediscono di andare in fondo nella relazione d’aiuto con l’emarginato, con il giovane, con la domanda d’aiuto che proviene dalle complesse “povertà” del mondo occidentale. Salvare gli altri presuppone un percorso che ci porti in primo luogo a salvare noi stessi. Chi opera nel sociale deve disporsi al rapporto autentico. Non si può educare al cambiamento la persona in difficoltà senza offrire un modello di relazione che faccia intravedere un utopia delle cose positive possibili in alternativa a stili di vita compressi, sofferti, schiacciati in difesa.
Nel nome di questa forte indicazione, la giornata ha subito quasi subito una metamorfosi che ha meravigliato tutti. Il “gruppo” partecipante, circa cento persone, composto anche da soggetti che non si erano mai incontrati, si è trasformato in “famiglia”. Si sono avvicendati gli operatori che hanno parlato e spiegato il senso della loro presenza in Exodus, l’esperienza maturata, i punti fermi che ogni giorno permettono di affrontare il lavoro educativo nelle comunità e nei Centri. Ma subito dopo, ed è stata la sorpresa dell’incontro, hanno parlato le mogli degli operatori. Davanti al Fondatore, hanno espresso le loro tensioni interiori, il loro rapporto con questo sacerdote esigente, che chiede spesso ai loro congiunti di andare oltre al semplice rapporto di lavoro e di pensare all’exodus come un servizio, una missione, una ricerca del “giusto per cui merita vivere”. Alla fine di ogni intervento si sottolineava comunque il fatto che l’impegno forte dei familiari in Exodus nel tempo aveva contribuito a migliorare i rapporti familiari, a valorizzarli e non a sminuirli.
Dopo i loro interventi, Don Antonio ha preso la parola e ha parlato a queste donne, ringraziandole per le testimonianze e invitandole a sentirsi parte integrante della famiglia Exodus, incoraggiandole a sostenere il lavoro educativo dei propri congiunti, facendoli riflettere sul fatto che la famiglia chiusa con il tempo arriva alla paralisi e che, al contrario, la famiglia aperta ai bisogni esterni e alla realtà finisce per essere come un albero piantato dentro una casa, che crescendo sfonda il tetto e si apre all’esterno,  ma che di fatto rimane sempre con le radici piantate dentro la casa.
Educatori Senza Frontiera è stato l’altro argomento trattato nella giornata. Questa associazione, voluta da Don Mazzi, si occupa dal 2005 di attivare interventi di cooperazione internazionale in realtà critiche quali l’Africa, il Sud America, i Paesi dell’Est Europeo. Nel corso degli anni ha consolidato esperienze significative, che vanno dal sostegno ai bambini di strada del Brasile, ai percorsi di formazione e inserimento lavorativo degli adolescenti Africani. Anche su questo tema, forte è stata la Riflessione di Don Antonio Mazzi. Non possiamo limitare il nostro orizzonte lavorativo solo all’Occidente ricco. Nel mondo si vivono tensioni fortissime su problemi primari quali la fame e le malattie. Nel mondo ci sono focolai di guerra che provocano ogni anno migliaia di morti. In queste realtà prosperano produzione e traffico di droga, traffico di armi e si alimenta ogni giorno una pratica di barbarie inammissibile. In queste realtà è necessario un intervento educativo, è necessario spiegare una cultura che oltrepassi la dimensione assistenziale pura e metta in condizioni i paesi poveri di dotarsi di strumenti educativi, conoscenze tecniche  e culturali in grado di garantire uno sviluppo dei territori e percorsi di autonomia e di responsabilizzazione. In questo direzione, Don Mazzi ha richiamato le realtà del sud all’impegno, a creare un ponte di collegamento con le zone povere del mondo, ad attuare nei territori di riferimento una capillare diffusione delle attività di questa associazione, finalizzata a “reclutare” volontari disponibili a trasferirsi in Africa o nel Sud America e a prestare un tempo di impegno a favore dei centri operanti.

Dalla giornata sono emersi una serie di riflessioni/indicazioni che vale la pena di sintetizzare:
Valorizzare le relazioni interpersonali e non le strutture
Fare famiglia nei luoghi dove si opera ed essere famiglia nel nucleo familiare.
Creare un ponte di collegamento con educatori senza frontiera, radicare questa associazione nel territorio, creare rete, coinvolgere persone in questo scambio educativo con l’Africa, il Sud America, etc.
Radicare le realtà exodus del Sud Italia nel territorio, occupandosi non solo di tossicodipendenza, ma aprendosi alle altre povertà e/o marginalità
Fare di Africo un centro educativo e formativo di riferimento per tutto il sud Italia
Lanciare nel Sud Italia gli oratori del 2000, e cioè sviluppare una serie di centri di aggregazione giovanili, che siano testimonianza fattiva del metodo educativo di Don Antonio Mazzi.