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Protagonista e vittima

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È morto tragicamente e insieme inspiegabilmente (vista la sua passione e la sua esperienza paracadutistica) Pietro Taricone, il vero eroe e la vera vittima del primo “Grande Fratello”. Correva l’anno 2000. Stracchicchierato, scandalizzatore e devastatore di coscienze, scatenatore di battaglie massmediatiche cattoliche, dopocena prelibato di guardoni incalliti e stralunati, quasi incapaci di giustificare tanto ben di dio.
Ho sempre fatto fatica a dare spessore ai giovanotti miracolosamente approdati all’appartamento di Cinecittà, scelti tra  nugoli di ragazzi e ragazze supportati da genitori invasati e deleteriamente impegnati a spingere, al di là di ogni decenza, le creature.
Entrare nel Grande Fratello equivaleva, più o meno, ad entrare in un nuovo Paradiso terrestre nel qual l’albero delle mele funzionava a tutta birra, in barba al Padre Eterno- 
Lo devo dire sottovoce, forse sbagliando. Potrebbero essere preconcetti di un uomo di televisione, ma fortemente intriso di principi etici e morali (non moralistici).
Ho perso quasi subito conoscenza delle puntate seguenti, nonostante la prima volta, volentieri, abbia condotto un dopo-spettacolo con Telenova, discutendo, dibattendo e criticando.
Debbo dissentire, sempre con  mia meraviglia, anche dell’importanza data dai telegiornali e quotidiani. Interviste, dirette, particolari, qualità dell’uomo, spasmodiche attese di risultati dalla sala operatoria, si concedono raramente e con fatica ad ori olimpionici, ad attori come Gassman, a giornalisti come Biagi. 
Per chiarirmi parlo dei telegiornali delle ore 20.00 di Rai Uno e di canale Cinque. Per carità, Taricone è morto. Ma anche da morto ha continuato ad essere protagonista e vittima. Sfruttatore e sfruttato, personaggio e mito fasullo.
Non capisco, poi, quale peso e misura oggi, abbiano le notizie e quanto sia scaduta la qualità dei nostri eroi.
È scaduta a 350°. Ma gli altri 10°, sempre procaci fino alla bestemmia, da dieci anni riscattano il programma, tengono attaccati gli italioti allo schermo e permettono ai signori delle prime serate, di essere ancora all’altezza!!! Non so di cosa.
Dice Saramago: “Quando si diventa vecchi, si diventa liberi e quando si diventa liberi si diventa ribelli…”. Scusate se lo sto diventando anch’io.

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